Ogni tanto quando qualcuno viene ai concerti del nostro gruppo, i Mercato Nero, o vede qualche filmato che pubblico, capita che mi faccia quest’osservazione: “cavolo, sai che avete proprio un bel feeling di gruppo?”.

Effettivamente nessuno di noi eccelle in abilità sul suo strumento ma nell’insieme produciamo quasi sempre uno spettacolo godibile. A seguito di tali affermazioni io non so bene cosa rispondere. O meglio, lo saprei, ma so anche che l’interlocutore medio non capirebbe, forse però c’è qualcuno a cui interessa.
Noi suoniamo insieme da più di dieci anni (con un paio di membri anche 15) e siamo passati attraverso malattie, figli, secondi figli, separazioni, matrimoni, morte e litigi da manuale, mesi senza suonare, serate a gratis, serate pagate con un piatto di lenticchie. Eppure siamo ancora assieme, suoniamo non troppo spesso ma neanche troppo di rado. Tutto questo perché è l’amicizia che ci tiene insieme, ed è una cosa che non si compra, non si impara, non si vende. Semplicemente c’è.

Il nostro bassista, Loris, detto Loraus o Scarface (grazie a un ricordino sulla guancia regalatogli da un pezzo di ferro) è un bel ragazzone di novanta chili e più che fa il saldatore, ha due polpacci che sembrano dei plinti di cemento, torace scimmiesco, mani abituate a maneggiare il ferro, una volta aveva i capelli e non ha mai imparato ad accordare il basso come si deve, infatti spesso lo faccio io, ma non lo cambierei con nessun altro bassista con cui ho avuto occasione di suonare.
Loris iniziò a suonare con un basso economico, una copia Precision prodotto da Eko. Una ciofeca.

“Il quercio”, come lo chiama lui, del quale non rimane nemmeno una foto perché non la merita. Dopo mille peripezie e una giornata di tira e molla in quattro negozi di Milano, ora è possessore di un bel Precision maple neck sunburst del 1975, veramente un bello strumento.

Dopo molte insistenze (e dopo molti favori che gli devo), acconsento di realizzargli un basso utilizzando quello che è valido del suo vecchio quercio. A suo avviso tutto tranne il body (che è in multistrato), a mio avviso solo manico ponte e meccaniche (ed è già tanto). Lui mi pagherà i materiali impiegati e io lavoreròa gratise (è così che si tiene in piedi un gruppo per 15 anni credetemi, sacrificio e abnegazione).

Loris vorrebbe un Precision ’51, gli ZZ Top sono uno dei nostri gruppi di riferimento. Piace anche a me, è un bello strumento che andrebbe fatto in frassino con manico in acero, stessi legni del suo Precision ’75. Per fortuna il manico del quercio ha la tastiera in palissandro e io dispongo di un bel pezzo di pioppo di medio peso da utilizzare. Almeno non suonerà uguale all’altro.

Il caro Loris, oltre che amare il country e i film western, è anche un maniaco della preistoria e vorrebbe una riproduzione dei graffiti di Lascaux che raffigurano scene di caccia dipinti sul body di quello che sarà il Paleo-Bass.
Non se ne parla, non siamo mica al museo, decidiamo (decido) di ripiegare su incisioni (non rupestri ma sideree) su un battipenna di alluminio fatto da me, accessorio che sta diventando un po’ il marchio di fabbrica delle mie costruzioni. Il colore del body dovrebbe richiamare le tinte ocra delle pitture. Vedremo che si può fare.

La paletta del classico Precision ’58 permette, con qualche approssimazione, di ricavare quella del ’51 mediante taglio (non è proprio identica ma quasi).

Elimino l’orrido logo presente e ci piazzo su il mio, più una miniatura del toro. Vernicio, lucido e il manico è pronto. Tre giorni di lavoro risparmiati. Necessiterà solo di una bella rettifica per livellare qualche tasto posato male.

Per il body scelgo una verniciatura semi-coprente (le venature del pioppo ci sono ma non sono stupende) perché i colori pieni non mi piacciono tantissimo, arancio al centro con una sfumatura marrone/ocra sui bordi. Niente lucidatura, resterà satinato, del resto le rocce preistoriche mica brillano.

Sul battipenna pratico le incisioni riproducendo alcuni particolari dei disegni di Lascaux, un paio di bovini, un cervo e un po’ di ghirigori preistorici. Fa un bell’effetto, molto meglio così che un battipenna liscio, date le dimensioni generose.

Il pickup mi pone qualche problema, ma che volete che sia: stiamo lavorando a costo zero, possiamo sperimentare e nessuno verrà a farci le pulci, ma cerchiamo di fare un buon lavoro.

Basette autocostruite, magneti da 6mm in Alnico V e un avvolgimento da 8KOhm come l’originale. In più una baseplate in ferro: voglio che picchi per bene. Spago a coprire l’avvolgimeno e niente paraffinatura.

La placca controlli, separata dal battipenna come nell’originale ’51, la faccio in alluminio ma senza incisioni, così da “staccare” con l’altra parte.
La presa jack è sul bordo, Telecaster-style.

Arriva il giorno che mi vede assemblare il tutto e il risultato mi piace molto. Sul suono posso dire che ha un bel punch, ma voglio sentirlo suonato dalle sovradimensionate ditone di Loris per dare un giudizio definitivo, vorrei vederlo vestito da cavernicolo che spennella sferzate sulle povere corde mentre cavalchiamo una “Lagrange” o una “Sharp dressed man”.

Resta solo da vincere la BKS, ovvero la Building Keeping Syndrome, che affligge l’artigiano il quale soffre nel consegnare al cliente lo strumento sul quale ha tanto lavorato, con l’aggravante che è gratis. Ma che volete: è così che si tiene insieme un gruppo (che non fa soldi)!

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