8 dicembre 2017

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Serializzazione, modelli o unicità ? In bilico tra commercio e creatività.

Sin dall’inizio della mia attività non ho mai avuto l’intenzione di creare “modelli” o “linee” di chitarre, basati sul format tele, da riproporre e duplicare su richiesta; ho sempre pensato che fosse già una limitazione aver preso spunto da un modello di produzione industriale (la telecaster) e non ho mai voluto “incasellare” ulteriormente i prodotti finiti. La scelta di questo modello però mi ha offerto la possibilità di variarne il progetto di base, già ampiamente modificato nel corso della sua storia (vedi tele custom, bigsby, thinline e così via) e modificarla in un’infinità di modi… creando moltissimi “alter ego” senza snaturarne il carattere di base. Sarebbe stato assurdo “bloccare” in un modello determinate caratteristiche solo per farne oggetto di vendita “seriale”. Una presa di posizione inutile.
Mi è sempre piaciuto lavorare “a braccio”: se un “pezzo” di legno chiama una particolare lavorazione io lo seguo di sicuro e vado dove mi porta. Forzare la mano in direzioni che non si sentono proprie non è mai una buona idea.

Evitare di riproporre le medesime varazioni su uno “shape” ben preciso però, a lungo andare, è impossibile. In più è anche vero che, con la sperimentazione, si scoprono accostamenti peculiari, sia dal punto di vista funzionale che estetico ; per esempio a volte risulta quasi naturale accostare due legni particolari che si sposano bene come estetica o come sonorità o effettuare una finitura che a nostro gusto è così affine a una particolare essenza lignea.

Sono passati ormai quasi sei anni dall’inizio di questa mia avventura nel mondo della costruzione di strumenti elettrici ed ecco che inevitabilmente mi sono trovato a riproporre dei “tipi” consolidati, almeno nell’accostamento dei materiali e nelle finiture, che ho visto spesso rivelarsi vincenti. Graditi a me e al pubblico. Combinazioni che, per tipologia di legni, finitura o equipaggiamento hardware dice qualcosa di nuovo o semplicemente di particolarmente bello e interessante. Qualcosa che va oltre il classico frassino/acero/palissandro in butterscotch e che crea un intreccio originale e a volte unico tra materiali e finiture, tra hardware, suono e look.

Se quindi vogliamo chiamare “serie” delle tendenze costruttive… ebbene ecco qui le mie serie.

Roasted in Pino

Il pino (yellow pine) è il materiale che uso di più. Facilmente reperibile in dimensioni che permettono l’uso di un solo pezzo per body.
La finitura “roasted” ne esalta le venature, già evidenziate dal trattamento rusticante che  mette in evidenza sotto le dita la texture tridimensionale del legno. Il peso non proprio piuma fa si che la maggior parte degli esemplari siano semi hollow.  Ma anche con body pieni e pezzi particolarmente leggeri per quest’essenza si riesce a stare tra i 3,2 e 3,8Kg. Ecco qualche esempio di roasted qui, qui e qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frequentemente il body in pino viene accoppiato con un manico in frassino, anch’esso a finitura bruciata,  in pezzo unico, più raramente un manico in acero  o una combinata di acero o frassino per il manico e palissandro per la tastiera.
Le Roasted hanno una timbrica tipicamente presente sulle medie, non squillanti ma mai bassose, sustain non esagerato ma grande dinamica. Appariscenti e tigrate
fanno spiccare alla vista i miei battipenna in alluminio inciso e difficilmente passano inosservate.

Root

Per le root utilizzo la parte radicale del pioppo (generalmente pioppo nero), spesso ricca di belle figurazioni ma anche di caratteristici nodi, buchi e spaccature. Spesso i disegni e le figurazioni sono spettacolari e drammatici. Il legno si fessura trasversalmente per il ritiro dovuto alla stagionatura. Se possibile non utilizzo battipenna per mantenere integro il disegno contorto delle venature. La prima root costruita, che ho tenuto nella mia collezione, è questa.
I colori variano dal giallo scuro al marrone. La finitura è generalmente a olio o una ridotta quantità di vernice, solo per valorizzare i contrasti e proteggere il legno, senza ridurre troppo la sensazione “tattile” del legno nudo.


A questi corpi destino quasi sempre un manico in acero, spesso figurato. La voce che ne deriva è piena e corposa. Sustain generoso data anche la densità del pioppo
e dell’acero. Mi è capitato di usare anche Noce e castagno, sempre con le stesse caratteristiche come presenza di nodi e fessurazioni, in luogo del pioppo.
Il peso generalmente è abbastanza significativo, ma mai improponibile.

 

Oldbox (Shotgun/B&W etc)

Le shotgun e similari sono realizzate utilizzando parti di vecchie cassette (munizioni, liquori etc.) creando con esse una sorta di top accostando le varie parti e valorizzando le scritte e le immagini presenti su di esse. Ecco un esempio.
Il materiale di questi “top” è spesso il comune abete, che era utilizzato per quel tipo di casse/imballaggi, ma non ha praticamente alcun effetto sul suono in quanto è ridotto a una sottile lamina da circa 4-5 millimetri. Il corpo è realizzato generalmente in castagno (leggero se possibile) o pino giallo e quasi sempre ornato di doppio binding, anche per mascherare la giunta
tra top e body. Verniciatura generalmente all’acqua, effetto grezzo ma a volte anche semilucida, per enfatizzare i contrasti delle scritte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I manici sono quasi sempre in acero con tastiera in wengè.
I suoni che derivano da queste accoppiate sono generamente brillanti e presenti, con medie arretrate se in castagno, un po’ più aggressivi sulle medie se con il body in pino.
Il peso è generalmente contenuto; se il legno del body è pesante posso creare delle camere di alleggerimento che verranno poi coperte dal top.

 

Stampede

Sono una variazione delle classiche roasted ma con un vello bovino a mo’ di top. Qui un esempio. Per la mia esperienza il top in pelo (e relativo incollaggio) non influenza in alcun modo il suono finale. Decisamente “impegnative” dal punto di vista del look… non sono per tutti i palati.

 

 

 

 

 

 

 

 

Worm

New entry recente… è in costruzione il primo esemplare, per queste utilizzo una partita di pioppo leggero molto vecchia e decisamente tarlata. Il disegno del lavorio delle larve xilofaghe non ha nulla da invidiare a una figurazione naturale. Il materiale che ho al momento mi basterà per una decina di strumenti poi vedremo. Utilizzare del materiale rifiutato dalla maggior parte degli artigiani è un bell’obiettivo. Bisogna saperlo valorizzare e trovare chi lo apprezza ovviamente.  La finitura è rustica, la verniciatura minimale.
Particolarmente indicato per i bassi, è leggero e risonante sulle medie e basse quindi non troppo brillante. L’accoppiamento col manico può essere variabile, frassino, acero, pezzo unico o con tastiera in legno scuro.

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