Le mie chitarre bruciate in pino “roasted”

Le mie chitarre bruciate in pino “roasted”

L’utilizzo dell’azione del fuoco sugli strumenti musicali non è certo una novità. In parecchi, in maniera più o meno ortodossa, da Hendrix a Monterey in poi, hanno subito il sottile fascino della combustione, più o meno controllata, applicata su di una chitarra.        

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Alcuni trattamenti termici hanno un obiettivo strutturale o comunque costruttivo; parlo delle tastiere “baked maple” di Gibson, utilizzate in sostituzione dell’ebano e del palissandro, o dei manici “roasted maple” di Music man… In questi casi il trattamento ha il duplice scopo di impreziosire ed evidenziare le figurazioni del legno e di renderlo più stabile e più risonante grazie ad un’alterazione della microstruttura del legno.
In altri casi gli scopi sono meno pretenziosi di quelli sopraddetti, più semplicemente si cerca di ottenere un effetto estetico gradevole a partire da legni che, per loro natura, non offrono una figurazione così attraente come invece accade con l’acero, il mogano, il pioppo e altri legni esotici in genere usati in liuteria.
Dopo diverse sperimentazioni sono arrivato a risultati esteticamente gradevoli utilizzando il legno di pino nella sua variante americana, ovvero il pinus rigida, spesso venduto come pitch pine o pino della California. Questa essenza ha caratteristiche abbastanza peculiari: oltre a essere facilmente reperibile, e quindi selezionabile, ha buone caratteristiche timbriche e un’aspetto gradevole (soprattutto se “arrostito”); come “contro” si può dire che ha un peso abbastanza incostante ma tendenzialmente importante, tende a fessurarsi, è composto di fibre dure e morbide alternate tra loro, il che generalmente rende un po’ difficile la lavorazione e sopratutto la finitura. Secondo me quest’ultimo aspetto è quello che maggiormente dissuase il caro Leo Fender a continuare ad usarlo (le prime telecaster erano proprio in pino). Ma a lui interessava produrre industrialmente chitarre belle e splendenti, doveva perciò essere sicuro della omogeneità del prodotto, della sua “consistency”, e non poteva tra l’altro scegliere le tavole una a una. Un liutaio invece può permettersi questo lusso e poi oggi che abbiamo imparato ad apprezzare l’estetica degli strumenti vissuti, a noi le chitarre piacciono anche ruvide e smozzicate !

Venature in evidenza su una chitarra roasted in pino

Foto 2 : L’effetto dell’azione della fiamma sulle venature di una chitarra in pino. Si distinguono chiaramente le venature del legno, esaltate proprio dalla bruciatura che ha aggredito in maniera diversa le parti più tenere e quelle più dure

Quest’ultimo aspetto è il più interessante perchè è alla base di parte del risultato del trattamento che riservo alle mie chitarre in pino roasted. In primo luogo le due diverse parti del legno reagiscono molto diversamente alla fiamma. In secondo luogo, con un opportuna carteggiatura si riesce ad ottenere un effetto “rilievo” molto gradevole e naturale al tatto. Attraverso la mordenzatura si può passare da un effetto bianco/nero molto contrastato a uno più “morbido” dalle tonalità più calde.

 

Dettaglio di venature su un body pino roasted

Foto 2: l’effetto “zebra”, con le fibre più dure annerite dalla fiamma e scurite mediante apposita mordenzatura.

La finitura ideale è satinata o semilucida, che rende particolarmente evidenti venature e rilievo del legno: inoltre la finitura satinata è molto sottile e questo aiuta a lasciar respirare il body, consentendogli di vibrare diversamente che se appesantito da strati di vernice, magari in poliestere (come spesso accade per gli strumenti industriali).
Ovviamente ogni “pezzo” di legno si presta meglio a uno o l’altro trattamento e a un particolare grado di “bruciatura”, a seconda del colore, del taglio, della direzione e della forma delle venature. Ogni body è quindi un’opera a se stante, un pezzo unico, e anche se realizzato con un legno “povero” come il pino, mantiene una dignità sua, e a mio parere ha molto più carattere di molte “chitarre-cioccolatino” lustre e levigate che troviamo sul mercato.

Eccovi due esempi di mie chitarre realizzate con questo procedimento

Flamethrower

Icepick

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