Chissà perché alcune chitarre hanno un fascino particolare, qualcuna è un mito indiscusso e osannato da tutti, altre sono una chicca per pochi.

La Fender Jazzmaster che mi è capitata per le mani fa parte di questa seconda categoria. È uno strumento non molto comune, anche se non raro, e la sua età aggiunge interesse alla faccenda. La chitarra è malconcia esteticamente ma strutturalmente è ok: hardware abbastanza a posto, manico drittissimo, anche elettronica pare integra. L’unica cosa che mostra veramente la corda è la tastiera; mi arriva per un settaggio generale e perchè il proprietario vuole capire bene se lo strumento è originale e di che anno è perché ha il sospetto che il manico non sia il suo.

La placca sul manico riporta il seriale 119134, cioè circa anno 1967, occorre verificare se corrisponde alla datazione che di solito veniva riportata sul tacco del manico con l’indicazione di: tipo di chitarra, anno, larghezza del capotasto.

Verifichiamo quindi. Smonto il manico e trovo stampigliata la sigla 13FEB66B che sta per: manico Jazzmaster (13) dell’anno 1966. La sigla è coerente e fa cadere la chitarra in un periodo di transizione dove la nuova gestione ancora probabilmente utilizzava delle parti presenti a magazzino ancora di vecchia produzione. Effettivamente il manico presenta diverse anomalie, caratteristiche degli anni tra il 1965 e il 1967, cioè binding (1965), palettone (1967), segnatasti a dot. (1966), finitura nitro (antecedente il 1967).

In rete del resto trovo un paio di posti che paiono autorevoli e che mi danno conferma di ciò: uno è dedicato alla storia delle chitarre offset, un altro è il sito di uno specialista che si è dedicato a penetrare quelle che lui chiama le “intricacies” (minuziose complicazioni) della Jazzmaster.

L’aspetto di questa Jazzmaster che ho tra le mani è decisamente “relic” ma è un relic vero e genuino, frutto di un uso non sempre rispettoso dello strumento, reso più incisivo dal passaggio dei molti anni di vita dello strumento: il retromanico è praticamente privo di vernice (ancora alla nitrocellulosa) e anche il sunburst a tre toni (non molto bello in verità) guadagna fascino mostrando il legno sottostante, davanti e dietro.

Con la scusa del setup smonto tutto ma proprio tutto. Quel che serve per dare uno sguardo un’occhiata all’elettronica, che è a posto e completamente originale, una pulita e, già che ci sono, un’occhio ai pickup. Anch’essi originali, misurano circa 6,6 KOhm di resistenza, un valore non molto diverso da quellodi un normale singolo strato ma una rapida occhiata alla bobina ci fa capire da dove derivi la differenza di suono (decisamente un’output maggiore in questo caso). Mentre la bobina dei pickup strato è stretta e alta, questa infatti è larga e bassa, molto simile a quella di un P90: tutto il filo della bobina è molto vicino alle corde, mentre nel caso della strato molto del filo è piuttosto distante.

Il timbro della chitarra è ottimo, nonostante la presenza vistosa di un condensatore ceramico sul controllo dei toni… chi ha speso il costo di una cena per un condensatore carta/olio su una chitarra moderna e sente differenze abissali si faccia avanti… secondo me il succo è altro.

Il tremolo lamentava un difetto, non si riusciva ad azionarne il blocco. Una volta smontato tutto è più chiaro: era solo un problema di regolazione delle molle, ora il blocco funziona, ha il solo scopo di impedire la fluttuazione del ponte all’indietro e serve solo per compensare l’eventuale rottura di una corda.

Il funzionamento del tremolo è abbastanza buono, è fluido e non provoca scordature, anche grazie al fatto che il ponte “bascula” parecchio seguendo il movimento delle corde durante l’azione della leva. L’altra faccia della medaglia è che un’intonazione precisa con un ponte così “ballerino” è praticamente impossibile.

jazzmaster_tastieraLa tastiera è abbastanza consumata è vero: sarebbe obiettivamente da rifare ma al cliente piace così e comunque non ha esigenze di action funambolica… si può suonare ugualmente.

Alla fine di tutto, la chitarra, una volta rimontata e con una muta di corde 11-49 nuove suona che è una meraviglia, il proprietario è contento e conosce finalmente un po’ di più la storia della sua Jazzmaster e promette di trattarla in futuro con maggior cura visto che che, a dispetto degli anni sul groppone, può regalare ancora tante tante emozioni e soddisfazioni. Quindi occhio Marcello! 🙂

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